Jamais vu, 2010
Photographs and Installation

1000 pictures and 66 text fragments (10x15cm each), boxes and wood (various dimensions), environmental dimensions.

This research project was carried out through the everyday act of walking while I was an artist in residence at the Contemporary Art Pavilion in Ferrara, Italy.
I decided to walk through the city ‘far and wide, high and low’ after a few times the elements of the visual landscape reminded me of the description of images that people close to me ones told me, and that I cherish in my memory.
From these mental images I began searching while walking without a predetermined destination. I found moments of concordance between the viewed pictures and the told ones, and at the same time I began a free acceptance of whatever situation ‘human free’ I was able to shoot. The landscape in the city was recalling me about the inhabitants presences and their lives, which I could recognize almost everywhere. I quickly became obsessed to shoot everything I was seeing and possibly almost every inhabitant of this city have seeing at least ones - while walking.
During the research I also decided to not watch on the viewfinder of my camera, and so increase the implicit acceptance of a certain unpredictability in analogue photographic technique on its final result.

Installation view

Fotografie e installazione

1000 immagini e 66 frammenti testuali (10x15cm ognuna), cartone e legno (dimensioni varie e ambientali)

Questo progetto di ricerca è stato svolto attraverso l’atto quotidiano del camminare mentre ero artista in residenza al Padiglione Arte Contemporanea di Ferrara. Ho deciso di percorrere la città ‘in lungo e in largo’ dopo che alcune volte gli elementi del paesaggio visivo mi avevano ricordato la descrizione di immagini che qualcun altro mi aveva fatto e che io avevo tenute care nel ricordo. Da queste immagini mentali ho iniziato una ricerca esplorando, senza destinazione precisa. Trovavo momenti di accordo tra le immagini che vedevo e quelle che mi erano state narrate, e allo stesso tempo avevo iniziato ad accettare liberamente qualunque situazione ‘libera da umani’ fossi in grado di ritrarre. Il paesaggio della città mi raccontava della presenza dei suoi abitanti e dei segni delle loro vite, che potevo riconoscere quasi ovunque. Velocemente divenni come ossessionata dal fotografare tutto ciò che ogni abitante potesse aver visto almeno una volta - camminando. Durante questa ricerca ho anche deciso di non guardare nel mirino della mia reflex mentre scattavo, così da aumentare l’implicita imprevedibilità della fotografia analogica nel suo risultato finale.